venerdì 8 giugno 2012

Materiale di studio per gli studenti con giudizio sospeso

Metto a disposizione il materiale per chi avrà il giudizio sospeso e dovrà partecipare alla sessione di esami di fine agosto. Per quanto riguarda italiano:
Modulo 1
Il testo argomentativo
https://docs.google.com/open?id=0B6mPs8OrReImUHpHUUlOR3JCV2s
Modulo 2
il testo giornalistico
https://docs.google.com/open?id=0B6mPs8OrReImcXg5MlNEdkdkR2s

 Poichè la verifica consisterà in una prova scritta sul modello di quelle fatte in classe durante l'anno gli studenti interessati sono pregati di esercitarsi nel scrivere testi durante i mesi estivi ed eventualmente farli leggere o correggere da qualcuno .
Per quanto riguarda la prova di recupero del debito di storia sarà anche essa sostenuta tramite una verifica scritta. I moduli da studiare sono i seguenti:
Modulo 1 : dagli imperatori illirici alla dinastia teodosiana
https://docs.google.com/open?id=0B6mPs8OrReImZlZEV0VUZktJbXM
Modulo 2: Dai longobardi alla caduta dell'Impero franco
https://docs.google.com/open?id=0B6mPs8OrReImeHllbGVHNzZibjg

Per scaricare i file è sufficiente cliccare su di essi nella colonna di sinistra, andare nel  menù in alto e accedere alla funzione File,scorrere il menù a tendina che appare e  quindi accedere alla funzione  scarica.
Buon lavoro.

martedì 5 giugno 2012

SI PUÒ ESSERE FELICI?

'' Penso di aver paura di essere felice perchè ogni qual volta che lo divento troppo, accade sempre qualcosa di brutto'' così diceva Charlie Brown, il mitico personaggio dei cartoni animati che amavo guardare da bambina. Mi identifico quasi completamente in queste parole, per esperienza personale, per quello che accade attorno a me, nella mia famiglia e nella società in generale: quando vi è un periodo anche breve di pura felicità, arriva sempre qualcosa o qualcuno che mette fine a tutto, facendo ritornare la situazione enigmatica, triste e quasi, oserei dire, infelice.
La felicità a mio parere è qualcosa legata al ricordo. Un esempio, parlando con i miei genitori o soprattutto con i miei nonni, capisco che anche solamente il rimembrare marachelle o piccoli momenti della loro infanzia li fa sorridere e provare un sentimento istantaneo di felicità che poi però svanisce quando loro finiscono il racconto con frasi come ''ora non è più così'' ,frasi che fanno  girare gli angoli delle loro labbra verso il basso. Tutto questo per dire che quando si è bambini, quando si è inconsapevoli dei problemi della vita, quando l'unica cosa che ci importava era la presenza di un giocattolo o di un amico con cui correre, quando non si avevano pensieri,  quelli erano i momenti in cui forse eravamo totalmente e sinceramente felici.
Quando si cresce, invece, tutto ha un corso veloce, ritmato, senza tregua o pausa, tutto diventa inesorabilmente monotono, uguale ma soprattutto infelice, perchè non diamo più retta alle cose semplici con cui ci divertivamo da piccoli e questo succede solo per il fatto che siamo cresciuti e che quindi siamo diventati consapevoli che la felicità è un sentimento breve, che arriva rapido e se ne va via con la stessa velocità con cui è arrivato, lasciando dietro di sé uno strascico di rimorsi.
Essere felici quindi per me è possibile, ma non completamente o meglio non in modo assoluto. Infatti secondo il mio parere, l'uomo di oggi nei piccoli istanti di felicità che prova durante la sua esistenza, ha, nel profondo della sua anima, un' angoscia fissa. Questa angoscia è rappresentata dal fatto che noi essere umani ​sappiamo già che questo sentimento meraviglioso ci scivolerà via dalle mani con un soffio di vento, perciò tentiamo con tutte le forze che abbiamo a disposizione di trattenere la felicità nella nostra vita, anche se alla fine, tardi o presto, finirà.
Inoltre, a mio parere la felicità è fonte di illusioni. Penso non esista uomo sulla terra che non desideri essere felice anche solo per una breve frazione di tempo; questo desiderio che noi tutti proviamo però ci porta a compiere qualunque tipo di azioni pur di poterlo realizzare. Quando però i nostri piani falliscono e la felicità non ci ricompensa, il nostro sogno di letizia unito alla fatica che abbiamo dovuto sopportare per ottenerla, ci fa patire un sentimento ancora più triste dell'infelicità che è la sensazione di delusione.
Concludendo  non voglio affermare  che la felicità porti solamente a delusioni e a sentimenti che non gioverebbero al nostro esistere, ma che questo stato d'animo chiamato felicità deve essere vissuto a pieno perchè non è eterno.
''La felicità altro non è che un attimo di vento a nostro favore'' scrive la poetessa Anna Biasion nel suo componimento intitolato 'La Serenità', concordando con il suo parere  penso che la felicità sia un sentimento tanto immenso e così difficile da ottenere e da godere che quando arriva tra le nostre mani come una goccia di pioggia non dobbiamo farla semplicemente scivolare via tra gli spazi presenti tra le nostre dita pensando che questa prima o poi sarebbe caduta comunque, ma dobbiamo trattenerla il più che possiamo e gustandone il lieto sapore.
Michela Cocco

lunedì 7 maggio 2012

Recensione: Hunger di Steve MCQueen

Dopo quattro anni dalla sua uscita è finalmente arrivato nelle sale italiane il film d'esordio di Steve McQueen Hunger. Si può comprendere la diffidenza dei distributori italiani che probabilmente non ritengono il pubblico del nostro paese maturo al punto tale da poter apprezzare un'opera del genere, si può comprende, ma non certo giustificare, visto il successo che ha mietuto il film in tutte le sale d'Europa, i premi che ha vinto  e considerato l'alto livello registico che questa opera prima esprime. Siamo in Irlanda del Nord nel 1981. Il Primo Ministro Margaret Thatcher ha abolito lo statuto speciale di prigioniero politico e considera ogni carcerato paramilitare della resistenza irlandese alla stregua di un criminale comune. I detenuti appartenenti all'IRA danno perciò il via, nella prigione di Maze, allo sciopero “della coperta” e a quello dell'igiene, cui segue una dura repressione da parte delle forze dell'ordine. Il primo marzo, Bobby Sands, leader del movimento, decreta allora l'inizio di uno sciopero totale della fame, che lo condurrà alla morte, insieme a nove compagni, all'età di 27 anni .Questa è in breve la trama dell'opera , detto questo tuttavia non si è ancora detto niente, perchè il film, che vuol essere indubbiamente un'opera di denuncia politica e sociale , non ha certo nella trama il suo punto qualificante quanto nell'uso violento e dirompente dell'immagine. Steve McQueen ha con l'immagine un rapporto estremamente fisico, che qui porta all'estremo, dal fisico al fisiologico, poiché le armi della contestazioni dei detenuti sono dapprima i rifiuti del corpo e poi il corpo stesso. Così si vedono I corridoi del carcere di Maze invasi dall'urina, le mura delle celle imbrattate di escrementi fino ad arrivare alle ultime scene in cui con lentezza struggente  il corpo di Bobby Sand  si consuma e si copre di piaghe  a causa dello sciopero della fame  . Tutto  è girato rinunciando volutamente ai criteri della spettacolarità tipici del cinema, nulla infatti viene concesso al divertimento o alla furbizia narrativa per rendere la storia più appetibile al grande pubblico. La scena centrale è , per esempio, un piano sequenza di 20 minuti circa in cui Bobby Sand rivela a un religioso la sua intenzione di fare dello sciopero della fame come arma estrema  per combattere contro i soprusi inglesi. Per tutto questo tempo la macchina da presa rimane immobile mentre i due protagonisti dialogano , allo spettatore è possibile seguire le parole ma non certo vedere le facce dei due personaggi  che sono riprese nella loro parte in ombra. Anche la scelta di rinunciare a una vera e propria colona sonora si muove nel solco dell'antispettacolarità. Il film è così ricco di silenzi lunghi, snervanti  riempiti solo dall'efficacia delle immagini scavate dei primi piani dei carcerati o dei loro aguzzini o da quelle dei muri della cella imbrattati di sudiciume. Questo modo di fare e concepire il l'opera ricorda da vicino la lezione di un grande maestro del cinema del silenzio, Robert Bresson . Non si può infatti non ricordare vedendo questo film, quello straordinario capolavoro che è Un condannato a morte è fuggito. Come Bresson McQueen scarnifica le immagini, le riduce all'essenziale, priva i corpi dalle protezioni della pelle, del muscoli, del grasso. Un film straordinario, dirompente, tagliente come un bisturi che non fa sconti a niente e a nessuno. Un grande esordio.
Mauro

venerdì 13 aprile 2012

Domande compresione Dr Jekyll Mr. Hyde


Le domande della lettura del romanzo Lo strano caso del Dr. Jeckyll e Mr Hyde di R. L. Stevenson sono state modificate introducendo accanto alle domande relative all'analisi del testo quelle di comprensione. E' possibile scaricare la nuova versione  al seguente indirizzo : http://www.mediafire.com/view/?jhdvb5swggbyzmq

martedì 10 aprile 2012

Recensione: Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana

Non è facile raccontare la storia, soprattutto se la storia è recente e ancora di difficile interpretazione. Si rischia sempre di compiere un'impresa tendenziosa o quantomeno poco rigorosa. .Marco Tullio Giordana ripercorre una delle pagine più dolorose ed oscure della storia italiana del dopoguerra, con il film Romanzo di una strage e fa una scelta precisa, quella , cioè, di raccontare quegli anni, per molti versi bui e oscuri , ma anche estremamente stimolanti, attraverso gli occhi di tre personaggi, che, ognuno a suo modo, saranno vittime dell'assurda logica degli anni di piombo e della strategia della tensione, tre uomini soli e molto diversi tra loro: Luigi Calabresi (Valerio Mastandrea), commissario di polizia, Giuseppe Pinelli (Pierfrancesco Favino), ferroviere ed anarchico, ed Aldo Moro (Fabrizio Gifuni), uno degli ultimi politici di spessore espressi in Italia. L'istanza narrante non prende la parte di nessuna di queste figure ma sceglie di raccontare la vicenda seguendo in qualche modo il filo dell'inchiesta giudiziaria . Ne deriva una narrazione a capitoli dove ognuno dei protagonisti racconta un piccolo pezzo di una storia che si rifrange come in un prisma lasciando che lo spettatore tragga le sue conclusioni. Sono troppe le incongruenze e le difficoltà che impediscono ancor oggi di chiarire i fatti di quegli anni per pretendere di darne un'interpretazione univoca, così la scelta di rinunciare al taglio documentaristico in favore in una soluzione più narrativa risulta senza dubbio efficace . Giordana cerca di ricostruire il clima di quegli anni per portare lo spettatore dentro la logica che mosse passioni e spinte ideali che oggi sembrano così lontane . Le prime scene così ci riportano direttamente in quel clima: il paese paralizzato dagli scioperi e scosso dalla battaglia intorno al riconoscimento della tutela del lavoro; il clima di tensione politica , le celebrazioni della decima flottiglia mas e dei neofascisti capeggiati da Junio Valerio Borghese con il loro carico di eversione , il radicalismo comunista dei Gap guidati da Feltrinelli, le riunioni dei circoli anarchici e i deliri dei neofascisti veneti . Al di là dei fatti della storia ci sono poi le persone. Aldo Moro con la sua intelligenza vigile e garbata che guarda con sgomento a ciò che succede sotto i suoi occhi e che vede crollare in una spirale di odio e violenza reciproca quella speranza di una nuova Italia che era risorta con il dopoguerra. Lugi Calabresi e Giuseppe Pinelli, contrapposti sulle due sponde, ma accomunati da quella sincerità di fondo che hanno le persone pulite e per bene , che finiscono col riconoscere nell’altro la sincerità e a tributargli rispetto. Tutti questi fatti e personaggi vengono poi catalizzati dall'evento principale: la bomba alla banca dell'agricoltura in Piazza Fontana a Milano, la prima di una serie di stragi che insanguineranno nel decennio successivo il nostro paese. La paura del comunismo sembra imporre a membri dell'apparato statale scelte assurde: infiltrare neofascisti tra gli anarchici, sui quali far poi ricadere la paternità degli attentati compiuti dai primi, il tutto orchestrato e armato dai servizi segreti militari italiani sostenuti da quelli americani . Il film di Giordana rappresenta ottimamente il nostro cinema, ben diretto sia nelle ricostruzioni di un’epoca dolente, sia nelle interpretazioni dei vari attori. Un esempio di cinema impegnato e allo stesso popolare, un cinema che sa essere spettacolo che a volte sconfina nel melodramma, senza rinunciare tuttavia al rigore e alla chiarezza di un pensiero o alla profondità delle idee.


lunedì 26 marzo 2012

Il piacere di ragionare: donne amiche, donne nemiche

E' vero che le donne sono spesso le principali nemiche di se stesse? Questo è l'argomento della discussione che affrontano questi testi i quali in varia maniera cercano di spiegare il problema dei rapporti tra donne e provano ad affrontare la questione della difficile condizione femminile nella società odierna. Molti di questi scritti contengono osservazioni non banali e frutto di una personale capacità di analizzare e affrontare la questione, altri si avvicinano all'argomento mantenendo un taglio argomentativo e cercando di spiegare il problema attraverso un corretto uso dei dati e delle citazioni . Cerchiamo di entrare nel cuore del problema affrontandolo attraverso queste letture che come le sfaccettature di un prisma luminoso dalle mille rifrazioni ci permettono di esplorare un universo in continua evoluzione come quello femminile visto attraverso gli occhi sempre attenti dei giovani d'oggi . Buona lettura.

Le donne nemiche di se stesse? 


"Numerose e diverse culture hanno riconosciuto alla donna capacità e ruoli limitati alla procreazione e alla cura della prole e della famiglia. L'emancipazione femminile ha dunque rappresentato, negli ultimi secoli, la ricerca di uguaglianza fra l'uomo e la donna." così dice la celebre enciclopedia on line Wikipedia alla voce “questione femminile”. 
Dal mio punto di vista non vedo particolari differenze tra uomo e donna, siamo entrambi persone e dovremmo avere tutti pari importanza, indipendentemente dal nostro sesso (e non solo quello). 
C'è però da dire che molte persone la pensano diversamente, e vedono la donna come un essere inferiore, o, peggio ancora, come un oggetto. Moltissime donne infatti sono sottoposte a torture familiari da parte dei mariti, e non solamente questo: ogni giorno in qualche parte del mondo decine di ragazze vengono costrette a prostituirsi o vengono molestate e maltrattate. Se vogliamo parlare però di economia e lavoro abbiamo alcuni dati che possono far riflettere: in Italia le donne guadagnano circa il 16,8% in meno rispetto agli uomini, e sono gravate da compiti sempre più insostenibili come conciliare lavoro e vita privata; ben il 76,2% dei compiti familiari infatti è a carico delle donne, mentre negli ultimi anni più di 800 di esse sono state licenziate o costrette a dimettersi per una gravidanza. 
E pensare che le donne sarebbero un grande potenziale per il nostro paese: infatti si diplomano e laureano meglio e di più rispetto agli uomini, ma neppure una su due ha un posto fisso. 
C'è anche da sottolineare il fatto che però molte di loro utilizzano il proprio corpo per trovare lavoro o comunque per fare soldi, e, personalmente, la vedo come una cosa priva di senso. 
Perchè reclamare i diritti delle donne quando poi sono le prime a vendere il loro corpo per un impiego di favore o per un aumento di stipendio? Certo non si possono accusare che lo facciano tutte di propria volontà, ma questo fa pensare a quanto scritto prima: ovvero che le donne sono ancora oggi sottomesse agli uomini e che la disparità tra i sessi esiste tutt'ora, che non è qualcosa di legato al passato ma un problema su cui ancora oggi c'è da discutere animatamente. 
Le donne non sono oggetti con cui giocare, ma esseri umani al pari agli uomini; sono persone sensibili e da trattare con riguardo. Inoltre durante l'8 marzo secondo me, dovremo smetterla di sbandierare la questione femminile come un affare di donne e sottolineare, piuttosto, che si tratta di una questione che riguarda tutti, poiché ha a che fare, più in generale, con i diritti umani. 

Alessandro Marcolin 


L'inimicizia e la solidarietà sono femminili 


Capita molte volte di assistere a delle liti tra gruppi di persone o individui singoli, subito si può pensare che ad andare meno d'accordo siano gli uomini per la loro impulsività e aggressività, ma non sempre è così. Infatti molto spesso si creano delle avversità anche tra le donne, probabilmente i motivi e i modi dello svolgersi del litigio sono diversi, ma sono comunque presenti. A mio parere una donna nella sua vita incontra almeno una volta una nemica o si trova in grande contrasto con qualcuna. Probabilmente molte persone non se ne accorgono per il fatto che l'odio non viene espresso in modi espliciti, ma basta un po' di attenzione nei modi di fare, nelle azioni, nei comportamenti e le parole per capire se tra due donne c'è un rapporto di ostilità o di amicizia. 
Per esempio si vedono delle inimicizie soprattutto nei reality tv, dove molte donne sono obbligate a vivere in una stessa casa e avendo idee diverse non riescono ad andare d'accordo. Questo secondo me succede soprattutto se l'individuo è molto sicuro di se stesso e ha un bisogno frequente di rapportarsi con gli altri esprimendo idee emozioni e riflessioni personali magari non accettate dagli altri o non accettano i pensieri o le critiche delle altre donne. Tutto dipende molto dal carattere e dalla personalità della persona che può essere più riservata oppure più sicura di sé, estroversa e avere bisogno di essere sempre al centro dell'attenzione e nel caso dell'adolescenza di essere la prima del gruppo o la più popolare, creandosi delle nemiche. La cosa sicura è che la maggior parte delle donne ha una gran forza di volontà e delle idee e principi molto forti. Quindi è difficile, quando prendono una decisione o quando si pongono come meta un obiettivo sviarle da quella strada facendo cambiare loro idea. Proprio per questo motivo a mio parere c'è sempre una certa rivalità che può variare: può essere una semplice competizione tra amiche o una vera e propria guerra tra nemiche. 
È anche vero che le donne sanno essere molto solidali in caso di bisogno e se vogliono possono mettere da parte la rivalità e per un momento essere buone amiche soprattutto se per una causa comune. Nonostante tutto, questa solidarietà che può venirsi a creare tra nemiche scompare appena si raggiunge un obiettivo comune ed è comunque una finzione, mentre l'amicizia intensa e senza interessi o un minimo di disprezzo verso l'altra donna è abbastanza rara. 

Marta Miatello 



Rivalità tra donne? Perchè no? 


Rivalità tra donne? Certo che sì. Non è sicuramente un fatto stimabile, ma ogni donna,per quanto poco,prova ostilità nei confronti del suo stesso sesso. È d’altra parte nota l’indole femminile nell’essere più o meno protettiva nei confronti di ciò che la riguarda,anche indirettamente. 
Le donne possiedono un loro ‘regolamento’,vigente da generazioni e mai tramandato, adattato ad una serie di comportamenti e situazioni in cui ognuna deve sapere come comportarsi rispettandone i principi. In alcune circostanze ciascuna tende ad essere cauta e prevenuta nel conoscere e frequentare altre donne, soprattutto se queste potrebbero rappresentare una minaccia per il suo quieto vivere in un contesto che va dal lavoro alla vita privata. Quando sono portate a conoscere e convivere in qualche maniera con un’altra donna tendono ad analizzarla e a studiarne i comportamenti:se rientra nei canoni del suddetto regolamento si adagiano,instaurando un rapporto più o meno confidenziale altrimenti si crea inizialmente una situazione di evidente disappunto che evolve in ostilità e antipatia e sotto quest’aspetto ogni donna sa dare del proprio meglio. 
La causa di ciò è legata al fatto che cercano di preservare quello che è il proprio ‘mondo’,le persone che più stanno loro a cuore,la carriera o le passioni. Certo è che molte volte l’istinto protettivo che le caratterizza è esagerato e si concentrano sulla prima apparenza,spesso sufficiente per ‘contrassegnare’ chi hanno di fronte. Tutt'altra cosa si potrebbe dire nel caso in cui l’immagine della donna viene screditata mi riferisco in particolare alla questione femminile con il riemergere del discusso argomento,ancora sospeso in molti Paesi,della parità dei sessi. Abbiamo la testimonianza storica di rivolte femminili,come la lotta per il suffragio per le donne o per i diritti umani sostenuti dall’ONU,che dimostrano la forza indissolubile della coalizione femminile. 
La rivalità tra donne è una questione antica,c’è e ci sarà sempre e,come quest’ultima non è mai evoluta,tale resterà il legame di complicità che le lega. Le inimicizie ci aiutano a crescere,a sentirci più protette e a decidere chi e come vogliamo essere ;la criticità fa e farà sempre parte dello straordinario essere donna. 

Beatrice Nichele 


La forza del sesso debole 


La donna è un essere particolare. È in grado di fare, pensare, giudicare, programmare molte cose allo stesso tempo, avendo spesso la presunzione che la maggior parte di queste le riusciranno bene e che capiterà solo poche volte che si dimentichi qualche piccolo particolare. Ma la stessa donna è anche capace di distruggersi da sola, senza il bisogno che nessun altro faccia qualcosa o, semplicemente, ne venga coinvolto. Ciascuna donna è la propria migliore nemica perché in certe situazioni in cui non riesce a spiegare agli altri il motivo della sua tristezza, spesso legato a dei sentimenti o a dei fatti che lei non riesce ad esternare, continua a pensarci,e facendo ciò si rattrista continuamente. Una caratteristica della donna è quella di essere perfezionista, anche se a modo suo, ma questo carattere può farla diventare la sua migliore nemica. Ne è un esempio la donna che, presa dallo shopping, e avendo finalmente provato un vestito che le sembra perfetto, si accorge dei lati negativi del suo aspetto, ne fa un’ossessione e riesce a farsi mille problemi ed a stare male per quelle che a volte sono delle sciocchezze. 
La cronaca di questi tempi parla spesso di stupri e violenze di vario genere sulla donna, con conseguenze per questa talvolta assai pesanti tanto da compromettere il suo equilibrio psicofisico e talvolta anche la vita stessa. Molte di queste donne che subiscono tali violenze, sono spesso costrette a tacere per paura di ricatti o del giudizio della gente. Ecco quindi che, il non volere o non essere in grado di denunciare il sopruso o la violenza porta ad una doppia sofferenza; la prima in quanto il nemico non viene punito e la seconda in quanto la vittima si trova a dover subire il male provocato dal suo silenzio. Nelle storie sentimentali la donna è generalmente più romantica dell’uomo, più analitica, crede nel principe azzurro, investe molto nel rapporto di coppia, spesso sacrifica la carriera per la famiglia. La fine di una relazione la vede spesso come la parte debole in quanto, specie se ci sono figli, si trova il più delle volte da sola a doverli gestire, seguirli nell’educazione e nelle loro scelte, ma deve riuscire a fare tutto ciò mantenendo il suo lavoro. In alcuni paesi o in alcune situazioni di degrado economico o culturale, la donna è sottomessa all’uomo, ha poca autostima, e questo fattore condiziona la sua vita in quanto è lei stessa che si preclude delle possibilità, si auto esclude da determinate situazioni e quindi si condanna all’infelicità. 
Se la donna può diventare la migliore nemica di se stessa, è anche vero che è in grado di essere la migliore amica di altre donne. La solidarietà, la generosità, e l’aver condiviso lo stesso tipo di dolore o di inganno, genera una grande sensibilità ed una grande capacità di offrire agli altri la parte migliore di loro stesse. 

Valeria Piccitto 


 La rivalità tra donne 


E' ormai nota a tutti la competizione che si viene a creare tra donna e donna cosa invece che non si presenta, o si presenta in modo relativo tra gli uomini. Ma qual è la causa di questa rivalità? Fin dall'antichità la donna veniva considerata come colei che doveva essere in un certo senso sottomessa dall'uomo. Il capo famiglia era rappresentato dalla figura paterna, nel caso in cui la moglie subisse un adulterio, veniva lei stessa ripudiata pur non avendo "colpe", nella società erano escluse o giocavano comunque un ruolo di poca rilevanza. Le donne, per raggiungere in un certo senso un'uguaglianza sociale hanno dovuto lottare e ancora oggi sono costrette a farlo, un esempio scontato che ce lo dimostra è il difficile rapporto tra la donna e il mondo del lavoro. Da alcuni decenni la donna è infatti alla ricerca di una realizzazione professionale lavorativa che possa renderla in un certo senso indipendente, ma d'altra parte cerca di riuscire a conciliare alla sua carriera, la crescita e il mantenimento di una famiglia. Un posto di lavoro ottenuto risulta per loro un successo personale di rilevante importanza ma questo non avviene in modo così immediato come lo è per un uomo. Il fatto che una donna abbia la necessità in un determinato periodo di abbandonare il suo lavoro per maternità rappresenta per il datore di lavoro un disagio specie in questo periodo di difficoltà economica. Così la donna viene scartata e viene preferita la figura maschile che prenderà, come avviene la maggior parte delle volte, il suo posto. La rivalità nasce dal fatto che le donne hanno sempre dovuto lottare per aggiudicarsi una posizione all'interno della società e quando riescono a raggiungerla la custodiscono con gelosia. 
Oggi giorno la rivalità tra donne si evidenzia ancora di più. Alcuni psicologi spiegano che questa competitività è presente sin dall'infanzia tra il rapporto madre-figlia per cercar di conquistare l'amore del padre pur essendo questo un concetto sostanzialmente banale. La rivalità tra uomini esiste, di questo son convinta, ma questa si dimostra in modo plateale a confronto di quella che emerge tra donne con uno sfondo di rabbia, è la voglia, che spesso viene frenata, di emergere che scatena la gelosia delle donne. Oggi la televisione, internet ci mettono di fronte ad un mondo dove l'importante è emergere, ma cosa emerge? l'intelligenza o la bellezza? nel mondo della TV la rivalità si gioca sul fisico, sull'aspetto e molto poco sull'intelletto che dovrebbe svilupparsi tramite quello che è il paradigma della televisione ossia l'informazione, ma questo conta gran poco e il tutto lo spettacolo televisivo finisce per diventare un mondo in cui l'importante è apparire, ecco perchè al giorno d'oggi la rivalità è facilmente evidenziabile. 
Nella ricerca della sua affermazione personale la donna nutre così la necessità di farsi spazio tra le altre con una rivalità nata dal progressivo sviluppo della società e dell'identità femminile che nel corso del tempo ha voluto emergere ravvicinandosi sempre di più all'universo maschile. 

Sara Viasanti