mercoledì 20 novembre 2013

Lezioni di storia : dall'età augustea alla dinastia Giulio Claudia

Sono disponibili le lezioni di storia sull'età augustea, gli imperatori della dinastia Giulio Claudia e il cristianesimo e le lezioni di geografia sulla Liguria e il Piemonte.

martedì 5 novembre 2013

Il libro: Ultima fermata Auschwitz


"Ho scoperto di essere ebreo solo stamattina. Entrando in classe, il bidello mi ha indicato il banco, dove avrei dovuto sedermi, lontano dagli altri compagni, e da Paolo, tra tutti il più caro" E' così che Arturo, un personaggio immaginario, narra della storia della situazione dei ragazzi italiani nel 1938.
Questa storia è scritta sotto forma di diario. Arturo riporta le sue esperienze di vita, citando le leggi emanate in quegli anni che man mano trasformano la sua vita e quella della sua
famiglia. Il 10 maggio 1938 Arturo Finzi scopre di essere ebreo. Si presenta come tutti i giorni nella sua scuola, dove frequenta con profitto la IV elementare. Il bidello gli indica un banco, lontano dagli altri compagni, dove dovrà sedersi; arriva poi il direttore che proibisce a tutti, escluso il maestro, di rivolgergli la parola. A quel punto, Arturo non può più socializzare con nessuno a parte con l'amico fidato Paolo, che gli rimane sempre vicino. Il ragazzo, tornando a casa, racconta tutto al padre, avvocato che, forse grazie alla sua professione, riesce a calmare il figlio. A scuola, ai ragazzi intanto continuano a fare il lavaggio del cervello sul fascismo: la creazione della Gioventù Italiana del Littorio (GIL), la propaganda patriottica, la Giornata Nazionale del risparmio, l'imposizione in tutte le scuole dell'Inno del Balilla. Dopo qualche mese la scuola si finisce, è tutto tranquillo, la famiglia di Arturo e lui stesso sono spensierati fin quando non viene data l'ufficialità dell'entrata ufficiale delle leggi razziali (Norinberga). E' chiaro, che la situazione sta peggiorando. Per tal motivo, il padre di Arturo decide di trasferirsi a Roma dallo zio. A settembre, Arturo e sua sorella iniziano a frequentare una scuola ebraica a Roma, suo zio viene licenziato, suo padre non può più esercitare la professione di avvocato e trova un posto da portinaio, mentre sua madre, dopo anni di inattività, ricomincia a fare la sarta. Arturo inizia a prendere lezioni di piano e conosce Giulia, una dolce ragazza che diventerà il suo primo amore. Sullo sfondo c'è la guerra. Ma il destino è in agguato. Il 16 ottobre 1943 c'è un rastrellamento tedesco nel quartiere ebraico, 1022 ebrei vengono prelevati, la loro destinazione è Auschwitz. Arturo si salva nascondendosi in soffitta, ma quando scopre che la sua famiglia è stata portata via, decide di unirsi a loro per cercare di salvarli. Dei 1022 ebrei prelevati, solo 15 di essi tornarono a casa. Arturo Finzi non era
tra di loro. Questa è una storia completa di un ragazzo 14enne, che vive con la paura, anche se Giulia, il suo primo amore, scioglie un po' questo stato di turbamento. Frediano Sessi, l'autore, è nato a Mantova nel 1949, è narratore, saggista, traduttore. Ha scritto diversi libri ed ha scritto saggi sulla persecuzione degli ebrei durante il nazismo. Ha curato l'edizione definitiva del diario di Anna Frank. Con "Ultima fermata: Auschwitz" ha vinto nel 1997 il premio "Un libro per la testa", Suzzara.

venerdì 25 ottobre 2013

Led Zeppelin, tra storia e leggenda.


I Led Zeppelin passeranno alla storia per aver contribuito in modo massiccio all'evoluzione della musica rock non inventandosi quasi nulla, ma, anzi, attingendo a piene mani dal repertorio blues degli anni 50 e 60 prima, e dal folk e dalla musica orientale poi. Eppure, il loro è un sound fresco e rivoluzionario e lascerà segni indelebili nel futuro del rock'n'roll.
La storia del gruppo inizia nel 1966 . Dopo alcuni concerti, Jeff Beck (nel ruolo di primo chitarrista) abbandonò gli “Yardbirds” e con questi anche il grande amico Jimmy Page, lasciandolo come unico protagonista del gruppo. Quella band “andava forte”, e gli impegni erano talmente pressanti da costringere anche il batterista e il cantante, rispettivamente Keith Relf e Jim McCarty, ad abbandonare il gruppo nell'estate del 1968. Non potevano più reggere al carico di lavoro, tra concerti e incisioni.
Page, rimasto a quel punto, insieme al bassista, l'unico superstite della band, voleva comunque terminare le ultime date in Scandinavia e cominciò a cercare dei sostituti.
La sua prima scelta fu un certo Terry Reid (il solo cantante che all'epoca il chitarrista conoscesse), il quale declinò l'invito, e a sua volta consigliò un giovane di Birmingham: Robert Plant.
I due riuscirono a mettersi in contatto, e Jimmy andò a vedere Robert ad un concerto in un college. I due parlarono e Page ospitò Plant per due notti. Il cantante sembrava essere molto interessato alla proposta di Page. Fu così che si misero a cercare un batterista e la scelta cadde su  John Bonham, il quale fu strappato dalla “Band Of Joy” (nella quale aveva cantato anche Plant).
Il chitarrista decise di cambiare anche il bassista, Chris Dreja, con il fenomenale polistrumentista John Paul Jones, che aveva contribuito alla creazione della sessione degli archi in una canzone della ex band di Beck.
I quattro si incontrarono per suonare insieme la prima volta il 5 agosto del 1968 in una stanzetta sotto ad un negozio di dischi a Londra e tramite un comunicato stampa, lo stesso giorno annunciarono la nascita dei “New Yardbirds”.
La formazione, dopo aver terminato il tour in Scandinavia, decise di cambiare il proprio nome. Page voleva rendere l'idea che la sua band avrebbe volato in alto come un dirigibile di piombo, ovvero un “Led Zeppelin”.
Il loro disco d'esordio, Led Zeppelin I (o come molti lo chiamano “Il primo”) uscì nel 1969. In copertina viene raffigurata una ricostruzione dello schianto dello Zeppelin Hindenburg avvenuto il 6 maggio 1937. Quest'immagine è tutt'oggi un emblema della storia del rock: lo schianto rappresenta l'impatto che i quattro ragazzi pensavano di poter avere nel panorama musicale del tempo. Il fuoco, le scintille e le fiamme, rendono un'idea vagamente dettagliata della musica presente in quel disco. In questo LP, i “Led” mescolarono varie sonorità, dal Blues al Metal, al Rock classico. Il risultato fu ottimo.
Il primo pezzo si intitola “Good Times Bad Times” , brano che oggi viene considerato, insieme ad altri, un “marchio di fabbrica” della band inglese.
“Good Times Bad Times” è “accompagnato” da altri brani altrettanto famosi, come “Dazed And Confused” (nel quale Jimmy Page eseguiva un assolo di chitarra elettrica con un archetto da violino, che, nei live, poteva dilungarsi per più di mezz'ora) e “Communication Breakdown” , brano con un' incredibile “forza” al suo interno.
Parlando di dati, il disco rimase primo in classifica nel Regno Unito per 150 settimane. Negli U.S.A. per addirittura 400 settimane.
Sempre nel '69 pubblicarono il loro secondo album, “Led Zeppelin II”, che fu registrato negli spazi di tempo durante il tour del primo disco. Questo LP fece fare il “salto di qualità” agli Zep; la canzone d'apertura si intitola “Whole Lotta Love”, uno dei più grandi tasselli della storia del rock e dell'hard rock. Gli altri brani presenti in quel capolavoro sono “The Lemon Song” dove john Paul Jones esegue un lunghissimo assolo di basso; “Ramble On” e “Hearthbreaker”, che anticipano la penultima traccia, Moby Dick, la canzone dove “Bonzo” (il soprannome di Bonham) esegue un assolo spaventosamente lungo con la sua batteria.
A seguito dell' uscita del disco, la band partì per una tournée. I loro concerti erano incredibili, più di quattro ore di durata; cercavano di dare nuove interpretazioni alle tracce registrate in studio, allungandole e improvvisando su qualsiasi assolo di Page. Insomma, il prezzo del biglietto veniva pagato ben volentieri dai fans.
Dopo il tour, i ragazzi si concedettero un periodo di pausa. I due frontmen (Page e Plant) decisero di trasferirsi con la famiglia in un cottage nel Galles, in mezzo al verde, senza nemmeno elettricità.
Le serate passavano davanti ad un falò, a bere birra e a suonare la chitarra acustica. Proprio in questo periodo i due misero insieme le idee per “Led Zeppelin III”, il disco che uscì il 5 ottobre 1970.
Questo LP riesce a mescolare brani Rock (Celebration Day), Hard (Immigrant Song), Blues (Since I've Been Loving You), a composizioni acustiche o vagamente ispirate alla musica della “West-coast” del tempo (rispettivamente: “Friends” e “Tangerine”).
Il disco riscuote un grande successo, come i primi due, guadagnando un disco d'oro e undici di platino.
Ma inspiegabilmente la stampa li attaccò, asserendo che si trattava di un album “moscio”, senza una spina dorsale; i quattro membri, che avevano già avuto problemi con la stampa in passato e non se la sentivano di sopportare ulteriori critiche, decisero di non intraprendere un altro tour e cominciarono ad incidere il loro quarto disco.
L'8 Novembre 1971 uscì il disco che consacrò i Led Zeppelin nell'Olimpo del Rock; questo disco è riuscito ad ottenere un disco d'oro, 23 dischi di platino e 1 disco di diamante.
Molte sono le leggende che si raccontano riguardo questo LP.
La canzone che apre il vinile è divenuta un classico: “Black Dog”. Troviamo poi “Rock&Roll”, e nel finale del primo lato, “Stairway To Heaven” nella quale Page utilizzava una chitarra della “Gibson”. La EDS-1275, o semplicemente “Double Neck”, perché aveva due manici: uno con 6 corde, con cui suonava l'assolo e l'arpeggio iniziale, ed uno con 12 corde per la parte ritmica. “Misty Mountain Hop”, “Going To California”, e “When The Levee Breaks” sono tre canzoni tanto importanti quanto inquietanti: la prima parla di una retata antidroga, in effetti diversi anni dopo la pubblicazione del disco, Robert Plant si inguaiò con la polizia perché fu scoperto a fumarsi una canna in un parco pubblico e fu il manager della band ad andarlo a liberare.
Il brano “Going To California”, invece, all'inizio descrive un terremoto che deve ancora avvenire. La canzone fu inviata a Los Angeles per rifinire il lavoro di masterizzazione. Lo studio fece un pessimo lavoro e gli “Zep” dovettero andare a Los Angeles per revisionare il tutto. Non appena scesero dall'aereo accadde un fortissimo terremoto. Al momento, la cosa non fu notata dal gruppo, ma a Jimmy Page sembrò una predizione inquietante, e decise di non suonare più la canzone in pubblico.
“When The Levee Breaks” racconta di un'alluvione del Mississipi nel 1927, però se se si vuole ricercare una similitudine con la storia della band, la si può ritrovare nella morte di Bonham, il quale, dopo una vita di eccessi, morì il 25 settembre 1980, soffocato dal proprio vomito. Si racconta che il giorno prima avesse bevuto qualcosa come 40 bicchieri di Vodka bianca.
Il quinto e il sesto LP degli Zeppelin si intitolano rispettivamente “Houses Of The Holy” (1973) e “Physical Graffiti” (1975). Questi riscossero un successo minore rispetto ai precedenti e la critica nuovamente li attaccò.
Nei due album le canzoni rilevanti sono “The Song Remanis The Same”, “The Rain Song”, “D'yer Mak'er”, “No Quarter” e “Kashmir”.
Dopo questi album, vi furono altre composizioni, ma di importanza minore.
Verso la fine degli anni '70 vi furono altre tournée, delle piccole apparizioni e un mini tour in Europa.
Il 4 dicembre 1980, pochi mesi dopo la morte di Bonham, i Led Zeppelin si sciolsero. Il 10 dicembre 2007 si tenne un altro concerto, ma con Jason Bonham (il figlio di Bonzo) alla batteria.
Quando i fans vennero a conoscenza di questa notizia, presero d'assalto i rivenditori, e oltre 20 milioni di utenti intasarono i siti web per procurarsi uno dei 21.000 biglietti disponibili. Fu quindi deciso di assegnare i biglietti tramite un sorteggio nominale.
Nel 2008 la band fu inserita nel Guinness dei primati per la maggior richiesta di biglietti di sempre.
Per concludere si può affermare che i cantanti e i gruppi emersi negli ultimi anni, potrebbero trarre un grande insegnamento da questa band, che lasciò un profondo segno nella storia della musica di tutti i tempi.

Alberto Polo


Cinque libri per conoscere i Led Zeppelin 
Led Zeppelin – Andrea Ian Galli (Editori Riuniti)
Sintetica biografia del gruppo, in grado di dare una prima infarinatura ai neofiti e una rinfrescata ai fan già formati.
La grande rapina ai Led Zeppelin – Jason Buhrmester (Fanucci)
Nel 1973 gli Zeppelin fecero tre concerti al Madison Square Garden di New York. La notte precedente all’ultimo spettacolo qualcuno riuscì a trafugare i 203mila dollari degli incassi: mai si scoprì chi fu il colpevole. Da questo episodio Buhrmester, ha preso spunto per realizzare un romanzo che profuma di rock.
Il martello degli dei. La saga dei Led Zeppelin - Stephen Davis (Arcana)
Trent’anni di carriera riassunti in questo capolavoro biografico, firmato da uno dei più importanti giornalisti musicali statunitensi. Un libro fondamentale per entrare nello spirito e nelle atmosfere della mitica rock band.
Io, Suzy e i Led Zeppelin – Martin Millar (Dalai)
Anche in questo caso un romanzo, che prende spunto dalla biografia di Page e soci. Sullo sfondo del concerto di Glasgow del 1972 si rincorrono le vicende personali di un gruppetto di adolescenti scozzesi:
Dazed and Confused. I testi dei Led Zeppelin (1969-1980) – Claudio Mapelli (Arcana)
Non può mancare la classica raccolta dei testi della band. Claudio Mapelli ce li presenta raccontando anche i retroscena, la poetica, le immagini che evocano, le influenze.

Gli album dei Led Zeppelin
Led Zeppelin I


Led Zeppelin II


Led Zeppelin III


Led Zeppelin


Houses of the holy


Physical graffiti




sabato 5 ottobre 2013

Lezioni di storia e di italiano

Sono disponibili per la classe II CL le lezioni di storia su Pompeo, Giulio Cesare e la guerra civile e di geografia : le migrazioni. Inoltre per le classi II AS e II CL è possibile avere accesso alle  lezioni propedeutiche all'analisi del testo poetico che riguardano la metrica, le figure di suono , le figure di significato , le figure di posizione e alcuni strumenti per l'analisi di un testo poetico.

lunedì 30 settembre 2013

Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde


«Dicono che i grandi eventi dell'umanità si svolgono nello spirito. Ed è nello spirito,solo nello spirito, che si commettono i grandi peccati dell'umanità.»

Cosa veramente guadagna un uomo se conquista la vita eterna ma perde la propria anima? Questo è il dilemma principale che ci propone il Ritratto di Dorian Gray .  Siamo a Londra verso la fine dell'Ottocento, in un  laboratorio artistico un bellissimo giovane di nome Dorian Gray posa per un ritratto del pittore Basil Hallward . Una volta terminato, questo quadro contiene più di ciò che sembra, diventa infatti lo specchio dell'anima del ragazzo. Per uno strano sortilegio mentre Dorian rimane sempre piacente e giovane col passare degli anni , l'immagine del ritratto  di giorno in giorno invecchia accumulando su di sé tutte le rughe che non si vedono nel volto del giovane.  Così mentre nel viso di  Dorian Gray dimora tutto il candore dell'innocenza, in realtà  egli scende un po' alla volta in una spirale di depravazione  . Dorian infatti assume come principio regolatore della propria vita non i valori morali, il bene o il male, il giusto o l'ingiusto, ma esclusivamente il bello e proprio questo scollamento tra etica ed estetica sarà la causa della sua rovina . Rileggendo il Ritratto di Dorian Gray non si fa  fatica a capire perché il libro provocò grande scandalo nella società vittoriana dell'epoca.  La Londra delle fumerie d'oppio, dove si poteva comprare l'oblio, dove la vergogna dei peccati trascorsi poteva essere cancellata con la follia di nuovi peccati viene descritta in maniera minuta e dettagliata .
 Come ci ricorda Oscar Wilde, nella prefazione «ogni eccesso, così come ogni rinunzia, reca il proprio castigo». Non vi è infatti  redenzione nel romanzo, Lord Henry Wotton, spettatore della commedia, ne rimarrà ferito profondamente ; il pittore Basil Hallward, morirà per mano stessa della persona che lui venerava di più cioè Dorian Gray ; Dorian Gray, che abbandona lo spirito per il piacere, finirà per assassinare la propria coscienza. 
Il Ritratto di Dorian Gray è senza dubbio un'opera imperdibile : tutti i peccati del mondo passano in rassegna, in una sfilata terrificante e silenziosa. Lo stile è quello inconfondibile e curiosamente prezioso di Wilde. La vita dei sensi, tramite la sua penna, diventa filosofia mistica ed è difficile comprendere se ciò che si legge sia frutto delle fantasie estatiche di un qualche santo o delle confessioni morbose di un peccatore. Al lettore non resta che adagiarsi ed osservare rapito l'eccezionale ferrea logica delle passioni, la variopinta e commossa vita dell'intelletto e seguire entrambi, in un vortice di eventi, fino a giungere nel punto in cui tutto si ritrova, si riunisce e svanisce.

sabato 3 agosto 2013

La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino




La Grande Bellezza, ultimo film di Paolo Sorrentino, racconta una vicenda  che si svolge intorno al personaggio di Jep Gambardella. Scrittore di un solo libro giovanile, "L'apparato umano", giornalista di costume, critico teatrale, opinionista tuttologo,trasferitosi a Roma in giovane età come un novello vitellone Jep rifluisce presto nel girone dantesco del mondo borghese diventandone il cantore supremo. Trascorre così le proprie giornate o, meglio, nottate, frequentando i salotti "bene" e "culturali" della buona società romana. Tutto l'ambiente con cui egli via via si trova a contatto lo disgusta , ma con il disgusto ci convive, se non rassegnato, sicuramente distaccato e disincantato egli accetta  una realtà popolata da individui grotteschi. Falsi, opportunisti , fintamente intellettuali o colti, perchè alla mancanza generale di valori ed alla decadenza morale ed esistenziale di quella borghesia che egli frequenta si unisce una pochezza ed una scarsità di interessi e di preparazione culturale tali da fare raccapricciare .
Jep Gambardella ci guida così in questo viaggio all'interno di un mondo privo di morale, popolato da persone "che contano" e che basano le loro vite sull'apparenza, ma che in realtà vivono sull'orlo della disperazione, senza un vero scopo da perseguire, così come "i trenini delle feste, che sono belli perché non vanno da nessuna parte".
Ecco allora che si materializza sotto i nostri occhi una galleria assurda di personaggi che emergono e spiccano in questa  dolce vita romana  . Dalla figura dell'artista contemporanea , una sorta di Marina Abramovic che compie una performance picchiando la testa contro il muro che si dice ispirata dalle vibrazioni universali le quali poi, si viene a comprendere, sono più volgarmente riconducibili alle sue personali delusioni amorose; alla figura della scrittrice intellettuale comunista e impegnata , famosa da giovane più per le sue attività erotiche nei bagni dell’università che per la sua penna, la quale si è costruita una carriera di scrittrice in quanto è divenuta amante del segretario del Partito. Ognuno di questi personaggi ha un lato oscuro , un neo di disperazione personale da nascondere dietro la facciata dell'ostentazione mondana.
Alla fine di questo viaggio  Jep ritroverà  la sua parte di verità , conoscerà la sua piccola rivelazione . Solo attraverso il ritorno concreto alle origini, mai dimenticate e spesso ricordate e rivissute attraverso l'immaginazione, si può sperare di attingere quel minimo di verità che sta oltre il bla bla della vita sociale di tutti i giorni. Sono proprio le origini il solo e vero punto da cui ripartire, per riscoprire  una realtà incontaminata che funge da unica ancora di salvezza per il presente. Arrivato a questa comprensione Jep avrà finalmente la forza per iniziare a scrivere quel romanzo  che aveva sempre progettato di realizzare ma mai iniziato.
Diciamo subito per sgombrare il campo dalle polemiche, che “La Grande Bellezza”  è uno di quei film che si possono apprezzare meglio se si possiede una comprensione della storia del cinema. Infatti oltre ad avere il pregio innegabile di essere stato girato su una sceneggiatura originale dello stesso Sorrentino e di non essere tratto da un romanzo, è un'opera ricca di citazioni letterarie e cinematografiche che si possono ritrovare in ogni sequenza.
La prima cosa che viene in mente agli spettatori minimamente accorti  è indubitabilmente il richiamo alla “Dolce vita” di Federico Fellini. Anche il linguaggio cinematografico, con il suoi slittamenti di senso, le sue metafore, i suoi momenti di visionaria complicità sembra adeguarsi a quello del grande regista riminese. Forse , però, una cosa distingue Sorrentino da Fellini, ne “La grande bellezza” manca infatti qualsiasi forma di comprensione umana nei confronti dei personaggi che popolano la scena mondana di questa Roma decadente di inizio secolo, manca quella pietas che oscillava tra comprensione e complicità che era propria dei personaggi di Fellini. Cinquanta anni sono passati e tutto sembra essere lentamente scivolato verso un estetismo decadente senza alcuno scopo . Insomma Sorrentino sembra un po' Fellini , ma un Fellini che ha letto Guy Debord e le sue massime sulla società dello spettacolo . Tutto il bel vivere rappresentato nel film infatti, non è altro che una degradazione dell’ “avere” in “apparire” e il messaggio che ne emerge  è essenzialmente uno solo: l’incessante giustificazione   dell' esistente, cioè dello spettacolo stesso.
Una menzione particolare spetta poi alla straordinaria interpretazione di Tony Servillo il quale dà vita a quella straordinaria figura di esteta che è Jep Gambardella con sapienza e misura. Un personaggio , questo,  sempre  in bilico tra lo squallore del presente e la purezza di un passato anelato e  da recuperare. 

martedì 2 luglio 2013

Tutti pazzi per l'Invalsi.


Nome in codice “Invalsi”, la sigla così poco rassicurante è da alcuni anni il terrore di tutti gli studenti e i docenti italiani. Un mostro che mette in campo i suoi tentacoli per stabilire se il docente ha lavorato sufficientemente bene oppure se gli alunni siano preparati e abbiano competenze sufficienti per affrontare il mondo . In realtà se si provano a guardare le cose un po' più da vicino la paura svanisce e tutto diventa meno misterioso e affascinante forse, ma più volgarmente terreno e realistico. Che cosa è in realtà l'Invalsi? Quali sono le sue reali priorità? Invalsi è una sigla che sta per Istituto nazionale di valutazione del sistema educativo, quello che tanto per essere chiari, prepara i test per valutare il livello base di apprendimento degli alunni delle scuole italiane e la qualità generale del sistema di istruzione . Innocui testi di valutazione? Non proprio. Innanzitutto bisogna dire che dietro questa sigla girano un sacco di soldi. Facciamo un po' di storia perchè, come sempre , è necessario capire da dove si viene per sapere dove si va. L'Invalsi un tempo si chiamava Centro europeo dell'Educazione, una grigia e asettica struttura burocratica interna al ministero e ignota alla maggioranza anche degli addetti ai lavori. Nel 2004 questa struttura ha cambiato pelle, missione e dimensione ed è così diventata un ente di diritto pubblico a suon di decreti ministeriali trasformandosi nel perno delle politiche di valutazione della scuola. I governi che si sono succeduti hanno sognato di farne un potente strumento di valutazione dell'intero sistema scolastico italiano. Un ente centralizzato nell'epoca in cui tutti professavano la necessità improrogabile di una maggiore autonomia scolastica. Così nel 2007 arrivano i primi test in forma sperimentale, mentre dal 2009 questi stessi test entrano nell'esame di Stato di terza media e servono a fornire alle scuole dati sul livello degli apprendimenti dei propri studenti. Dall'anno prossimo sembra certa l' estensione di questi quiz anche all'esame di maturità al posto della terza prova, l'unica peraltro preparata secondo il criterio dell'autonomia dai docenti della scuola.

Ma facciamo un po' di conti. Quanto ci costano questi test? Ufficialmente nel 2012 sono stati spesi 7,4 milioni di euro per somministrare queste prove. Il Miur era infatti partito mettendo sul piatto dell'Invalsi una somma cospicua di denaro, un finanziamento di tutto rispetto di 10,9 milioni di euro. Ora in periodi di crisi, la coperta è corta un po' per tutti e anche questo finanziamento si è ridotto a soli 2,9 milioni di euro. L'invalsi infatti fatica a tirare avanti è stato commissariato e sopravvive da alcuni anni solo grazie a fondi europei . più volte ha rischiato di portare i libri in tribunale . Già nel 2012 il bilancio registrava un disavanzo di 13,1 milioni di euro cui si è riusciti a fare fronte solo con un avanzo temporaneo di amministrazione di 22 milioni di euro.

Da due anni a questa parte è stato nominato un commissario straordinario. Forse credete possa essere un esperto di educazione o un dirigente del Miur? Purtroppo non è così. Il commissario straordinario è Paolo Sestito, direttore generale della Banca d'Italia . Insomma, per dirla in breve, l'Invalsi non è più un appendice del Ministero dell'Istruzione, ma una propaggine del Ministero del Tesoro. Lo si capisce anche guardando lo status dei lavoratori. Oltre il 50% dei dipendenti dell'ente è precario molti addirittura con contratto in scadenza , nel complesso gli assunti e tempo indeterminato, tra collaboratori tecnici e amministrativi non arrivano a 30 persone. Un po' pochi direte voi, per valutare tutti gli alunni delle scuole italiane.

Certo i dipendenti dell'Invalsi si possono consolare guardando fuori dalla finestra . Infatti lavorano nella splendida villa Falconieri di Frascati, un edificio del Seicento riadattato a sede dell'istituto. Peccato che gran parte degli impianti non siano a norma e che di recente sia stato fatto per questo motivo anche un esposto alla Procura della Repubblica. Gli ascensori non funzionano, esiste un solo bagno per tutti i dipendenti , le stanze sono inagibili e decorate da simpatiche infiltrazioni d'acqua. Per questo edificio storico viene pagato un affitto di circa 1200 euro al mese più quaranta mila euro di spese per il riscaldamento (mille euro a dipendente) e 80 mila di spese per la pulizia .

Forse a questo punto, a qualcuno sarà venuto il sospetto che l'Invalsi con la qualità dell'insegnamento abbia poco a che fare , il dubbio, che serpeggia tra i docenti più avveduti è infatti che in questi anni questo istituto si sia trasformato in uno strumento del mani del ministero del Tesoro e della politica per potare i rami secchi della scuola . . Non è un caso che la grande operazione Invalsi coincida in gran parte con gli anni dei grandi tagli alla scuola pubblica avviati a partire dal 2008, tagli che hanno cancellato nel complesso 130 mila posti di lavoro .

Nonostante tutto ciò  molte scuole italiane hanno preso l'introduzione di questi nuovi strumenti di valutazione molto sul serio , molti docenti si sono attrezzati per far fronte al mostro, ed è nata già un'editoria che aiuta i volonterosi ad arrivare preparati al giorno della somministrazione dei famigerati test. Insomma, tutti pazzi per l'Invalsi, mentre la “creatura” del Miur, commissariata, si avvia verso il destino comune a tanti “carrozzoni” di Stato, inaugurati tra fuochi d’artificio e poi lasciati a bordo strada senza benzina e nell’incertezza totale.